Reggio non tace, De Magistris e Napoli al suo fianco
A cinque mesi dall’attentato alla Procura Generale, Reggio non tace. E lo fa restando al fianco di chi la criminalità organizzata la combatte quotidianamente, incontrandosi e discutendo tra cittadini liberi ed esponenti politici che si confrontano per rompere il silenzio e l’omertà. Ieri, in un Auditorium San Paolo gremito, l’onorevole Angela Napoli e l’eurodeputato Luigi De Magistris hanno incontrato la cittadinanza che non volta le spalle, per discutere dei rapporti tra ‘ndrangheta e politica. A moderare il dibattito, il giornalista Giuseppe Baldessarro. Un nuovo vento di conoscenza ed informazione che parte da un gruppo di cittadini con storie eterogenee, per Angela Napoli un incontro che “è un incoraggiamento a fuoriuscire dalla cappa dell’omertà. Fino ad oggi in Calabria è prevalsa questa cappa ed un po’ di apatia ed assuefazione al sistema. Non possiamo più delegare solo alle forze dell’ordine ed alla magistratura, il contrasto alla criminalità organizzata. Ciascuno, per le parti di competenza, deve farsene carico”. Se il dissenso è profondo e la scelta di stare da parte della legalità da parte dei cittadini è netto, le istituzioni locali stanno ascoltando questo grido di ribellione? “Devo dire con sincerità che non vedo ancora questa piena acquisizione di volontà da parte delle istituzioni locali, soprattutto a livello politico. Qualche segnale positivo inizia a vedersi, speriamo non sia momentaneo e fine a se stesso, ma volontà che abbracci tutte le istituzioni. Purtroppo, gli atti intimidatori che in questi ultimi giorni sono stati perpetrati nei confronti di amministratori locali, fanno capire che è difficile amministrare la cosa pubblica all’insegna della legalità” l’analisi della Napoli. Discutendo di rapporti tra ndrangheta e politica, a sorprendere – come fatto notare da Baldessarro – è che si discuta di infiltrazioni con un movimento, con la politica che non si è svegliata per discutere e guardarsi al proprio interno. Dal dibattito è emerso chiaramente il momento nel quale più forte è il collegamento tra organizzazioni criminali e politica, collegamento principale che avviene quasi sempre in campagna elettorale, quando il consenso per il voto diventa una ricompensa da “incassare”: sul punto, “è ferma in Senato, dopo l’approvazione alla Camera, una proposta di legge per precludere la campagna elettorale a pregiudicati e mafiosi, con la previsione della non candidabilità per il candidato che sia avvale del consenso mafioso durante la campagna elettorale: se diventasse legge, potrebbe essere un deterrente” spiega la Napoli. Reggio come detto non tace, però, per non tacere devi essere informato. Luigi De Magistris colpisce al cuore il problema, “oggi, chi informa? Nella normalità si partirebbe dal dibattito in Parlamento. In realtà, resta la magistratura e la stampa, quelle autonome e indipendenti: mentre parliamo si approva una legge per limitare entrambe”. Intravede l’attuazione di un progetto nato nel 1981 De Magistris, quando spiega il momento attuale: “senza informazione e senza capire cosa accade, si viene narcotizzati e si crea il pensiero unico. Le radici sono nel piano di rinascita democratica del 1981 di Licio Gelli”. Con la ndrangheta che ha compreso la forza di entrare e radicarsi nel sistema finanziario ed economico, chiede uno sforzo ancora più intenso alla magistratura calabrese: “si deve alzare il tiro, stroncare la linfa vitale per cui ndrangheta, mafia e camorra sono diventate potere politico e finanziario”. E’ un fiume in piena l’ex pubblico ministero, analizza la differente strategia tra mafia e ‘ndrangheta, con la prima a contrapporsi frontalmente allo Stato con una strategia militare, mentre la seconda “ha capito la forza di permeare nel centri di potere economico e finanziario. E’ la ndrangheta che sta in Borsa, quella con le lauree. Una mafia imprenditoriale che si presenta alle aste giudiziarie!”.