Test Auto: Mini Cooper S JCW MY2005
di Fabiano Polimeni
La guardi e noti subito qualcosa che non va, di sbagliato. Quasi a capire cosa sia diventata quella che conoscevi come icona glamour da aperitivo in centro. Davanti è bassa, larga, con quella presa d’aria sul cofano che già inquieta. Poi passi alla fiancata, guardi e noti ancora come sia stata abbassata con la linea di cintura sempre al suo posto, tradizionale. La spiegazione? Al posteriore…
Doppio scarico inox maggiorato, spoiler generoso e, infine, quelle tre lettere JCW. Adesso capisci che la Mini che hai di fronte è stata vitaminizzata a dovere per regalare sensazioni nuove, diverse da ogni altra Cooper S. La caratterizzazione estetica non è affatto esasperata, è nel cuore e nell’anima che la JCW ti sconvolge. Quindi, esternamente, classica “faccia simpatica” con quei due fari ovali e la presa d’aria del radiatore e dell’intercooler che disegnano il frontale. Il parabrezza, quasi verticale a riprendere i ricordi della progenitrice disegnata da Sir Alec Issigonis, le cromature che dal montante anteriore disegnano la linea di cintura e contornano la parte vetrata laterale. Al posteriore, infine, un bel profilo alare a ricordare che si fa sul serio e quella targhetta, tanto per dire che la Cooper S è altra cosa.
INTERNI
La caratterizzazione interna è quella che risente meno dell’allestimento JCW, sedili profilati ma non troppo, grande strumentazione centrale con il contagiri davanti al volante. Volante che, nella versione 2005 è l’effettivo anello mancante nella catena di sportività che t’aspetti, un due razze che mal si addice ad un’anima che avrebbe preteso un bel volante a tre razze. Solito, poi, piovere di cromature nella console centrale in basso, dove sono racchiusi tutti i comandi principali: alzavetri su tutti. A dire il vero, quel che lascia perplessi, è la qualità delle plastiche: bassa. Le colonne verticali ai lati della console centrale sono scricchiolanti, con qualche vite di troppo a vista, povere al tatto. Su una vettura da circa 30mila euro (kit incluso) sarebbe stato imperativo una scelta migliore. Dove t’accorgi che MINI si legge BMW è da un piccolo dettaglio, il pedale dell’acceleratore: incernierato sul pavimento come è consuetudine a Monaco di Baviera. L’abitabilità è buona davanti, meno dietro. Inutile dire che sono posti rimediati per farci stare anche adulti, ma per brevi distanze: il parametro di riferimento è il classico metro e settanta, oltre si sta davvero scomodi. Tornando alla qualità dei materiali, alla pochezza delle plastiche delle colonne verticali della console fa compagnia anche il bracciolo d’apertura delle portiere. Dove, invece, la qualità è più che accettabile è sul piano orizzontale del cruscotto, come anche il poggiagomiti nelle portiere: materiali leggermente più morbidi, migliori del resto delle plastiche interne.
MOTORE
Benvenuti in casa John Cooper verrebbe da dire. Milleseicento centrimetri cubici, duecentoundici cavalli, compressore volumetrico, centotrenta cavalli litro. Numeri? Bene, guidate la Mini JCW e capirete il senso di queste cifre. A dire il vero la preparazione dell’atelier inglese ha interessato anche lo scarico, i filtri dell’aria, un lavoro che nel complesso ha portato la base della Cooper S a guadagnare un bel pò in cavalleria. Tutto perfetto, quindi, verrebbe da dire. No, affatto. Ed il motivo sta tutto in quella parola: volumetrico. La spinta del compressore è lontana dall’essere come quella della versione turbo attualmente in produzione, non tanto per cavalli (sono gli stessi) quanto per erogazione, spinta, fruibilità e, soprattutto, consumi. Fare più di 8 km/litro in città è davvero difficile, spinta con andatura allegra la Mini ripaga con una percorrenza vicina ai 7 km/litro. Impegnativa da mantenere, su questo piano la versione 2008 con turbina a geometria variabile e 211 cavalli fa senz’altro meglio. Il cambio dalla sua ha una buona manovrabilità, si utilizza bene anche nella guida più “impegnata”, quanto ai sistemi di controllo è bene tenerli attivi, specialmente su fondo viscido: assistere a pattinamenti tra la seconda e la terza non è poi così difficile…
ASSETTO
Ecco lo stato dell’arte, rigida, precisa, una lama. L’inserimento in curva segue perfettamente l’angolo che imposti con il volante, le ruote da 17” fanno presa e tengono fedelmente assististe dai controlli di stabilità. Staccando tutto – vivamente sconsigliato – è un attimo a passare in sovrasterzo giocando con il gas ed i trasferimenti di carico. Il passo corto rende la Mini una vettura reattiva, dalle risposte rapide e serve assuefazione a lavorare con il volante per gestire risposte a volta brusche. Inutile dire che predilige il misto stretto, guidarla su una bella strada tortuosa in montagna appaga lo spirito, nel veloce le sospensioni leggono bene l’asfalto e si è come su un binario (controlli elettronici attivi). Per comprendere quanto sia sensibile la vettura e si avvertano cambiamenti magari difficilmente percepibili su altre auto, basti pensare che con le gomme giunte quasi al limite del loro consumo, la guidabilità diventa critica, marcatamente sottosterzante anche a velocità da codice. E’ una bella vettura, da guidare, fornisce quel gusto di guidare che poche vetture compatte riescono a dare. Lo scotto è certamente un prezzo importante, i consumi elevati, la rigidità dell’assetto, un’erogazione non esente da pecche. Ma quando imposti un tornante o una piega in appoggio, ti sembra di essere al Montecarlo (il Rally, s’intende…)